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Dall'idea alla realtà

Milano Check Point, uno spazio per sconfiggere l’HIV

Un luogo sicuro, privo di discriminazioni, dove trovare qualcuno per parlare ma anche per fare un test o intraprendere un percorso di prevenzione. Questo è Milano Check Point, un progetto nato dalla collaborazione tra le associazioni ASA Milano Onlus, CIG - Arcigay Milano Onlus, Fondazione LILA Milano Onlus e NPS Italia Onlus. L’idea nasce dal bisogno di dare vita ad uno spazio extra-ospedaliero community-based che si occupi di salute sessuale e prevenzione. Nel check-point è infatti possibile eseguire in forma anonima e gratuita test capillari per HIV e sifilide, intraprendere il percorso di profilassi pre-esposizione (PrEP), ma anche avere informazioni sulla salute sessuale e le infezioni sessualmente trasmissibili.

Ad essere assistite tante persone della comunità LGBTQ+, ma anche ragazze e ragazzi molto giovani o persone appartenenti ai gruppi più fragili o non iscritte al Sistema Sanitario Nazionale.

Il nostro progetto risponde a un bisogno di comunità”, afferma Daniele Calzavara, coordinatore di Milano Check Point, “alcune persone sono restie ad andare in ospedale, altre non possono o hanno paura per mancanza di documenti, altre magari hanno avuto esperienze di discriminazione. Uno spazio come il check point, invece, permette un accesso facile e immediato. È un luogo accogliente e non ospedaliero e questo mette a proprio agio le persone, pianificando insieme la migliore strategia per una sessualità positiva e consapevole. Non sono pochi i casi di persone che dopo il primo accesso continuano a frequentare il check point”.

Un lavoro prezioso per individuare il sommerso e controllare la diffusione del virus: chi fa il test e risulta positivo può infatti iniziare immediatamente la terapia, migliorando il proprio stato di salute e diventando in poco tempo non infettivo, bloccando così la catena dei contagi. Non prima però di aver ricevuto informazioni sull’infezione da HIV, sulle terapie disponibili, sul percorso ospedaliero che è necessario intraprendere. Nessuno, insomma, viene lasciato solo. Anzi, quando possibile sono gli stessi operatori del check point che accompagnano chi ha ricevuto una diagnosi di infezione da HIV nell’ospedale di riferimento.

Fare il test è un bene per l’individuo, ma lo è anche per la collettività. Esistono strutture che offrono test rapidi gratuiti sporadicamente, ma un check point è una realtà diversa, uno spazio fisico e permanente, sempre accessibile, una rete fra città, peer-operator, medici infettivologi e ospedali, per favorire la diagnosi precoce e il linkage to care. Mi auspico che vengano replicati il più possibile in tutto il territorio nazionale”, prosegue Daniele Calzavara. “Vincere il Bando Gilead ci ha permesso per prima cosa di aprire il check point, e successivamente di continuare l’attività in vista delle richieste sempre più considerevoli, aumentando quindi la capacità di accoglienza”.

Il progetto, che ha vinto il Community Award nel 2019, ha registrato circa 1500 test per HIV e sifilide solo nel suo primo anno, per poi aumentare l’utenza nel secondo ed arrivare attualmente a più di 2000 accessi. Un successo che testimonia il forte bisogno che questa iniziativa intercetta; per questo gli organizzatori in futuro vorrebbero aumentare le ore di assistenza e organizzare attività specifiche per accogliere un’utenza sempre maggiore e diversificata, come le donne transgender e cisgender ad alto rischio, per cui è già in cantiere un programma di screening e supporto.

 

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