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Dall'idea alla realtà

Migranti, lo screening per le epatiti è possibile

Identificare e trattare le persone che hanno contratto i virus dell’epatite B e C all’interno delle popolazioni di migranti, per eliminare le infezioni e comprendere i fattori che le favoriscono. Un progetto innovativo che si è concretizzato in uno studio clinico (prospettico e multicentrico) durato tre anni. A condurlo è stato Nicola Coppola, Professore Ordinario in Malattie Infettive presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli grazie ai finanziamenti ottenuti al Fellowship Program.

Tra il 2015 e il 2017 la ricerca ha coinvolto 2.698 migranti (irregolari e rifugiati), e si è svolta presso 6 centri clinici dell’area metropolitana Napoli-Caserta: quattro centri di primo livello e due di terzo livello.

Presso i centri di primo livello è stato effettuato l’arruolamento, la compilazione della scheda anagrafica e lo screening per l’infezione da HCV, HBV ed HIV. I test per l’HCV rivelano la presenza degli anticorpi, confermando che vi è stato un contatto con il virus, ma non indicano un’infezione attiva o la malattia.

Per questo i pazienti risultati positivi allo screening (anti-HCV positivi) sono stati inviati a un centro di terzo livello, dove è stata effettuata la valutazione clinica e virologica e dove hanno potuto cominciare il trattamento. Delle persone coinvolte nello studio, 2.563 (95%) hanno accettato di fare lo screening e 75 sono risultati anti-HCV positivi. Tutti e 75 sono stati valutati dal centro di terzo livello e 31 (41,3% dei positivi) sono risultati con infezione attiva. Di questi, 27 (87%) hanno cominciato la terapia con farmaci antivirali ad azione diretta (Directly Acting Anti-viral - DAA).

Dieci sono risultati con genotipo 1b, quattro con genotipo 1a, 8 con genotipo 3, quattro con genotipo 4 e uno con genotipo 2.

Di quei 27, 15 hanno completato il periodo di controllo e hanno ottenuto una risposta virologica sostenuta (SVR, risultando HCV negativi), mentre 12 sono attualmente in follow-up.

Questo modello di lavoro permette di identificare i pazienti affetti da virus epatitici maggiori nella popolazione di migranti, e di valutare i fattori demografici ed epidemiologici associati alla positività allo screening”, dice Coppola. “Data l’alta frequenza delle infezioni croniche di HBV e HCV nella popolazione migrante, lo sviluppo di un modello che permette la loro identificazione e gestione clinica e terapeutica in questa popolazione difficile da raggiungere ha un risvolto gestionale estremamente utile per tutto il sistema sanitario nazionale”.

 

Progetto Vincitore

Ricercatore principale: Nicola Coppola

Co-ricercatore: Loredana Alessio, Mariantonietta Pisaturo, Luciano Gualdieri, Massimo Ciccozzi, Stefano Curto, Gaetano Scotto

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