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Dall'idea alla realtà

La prevenzione scende in strada

Favorire l’accesso alla sanità vuol dire anche uscire dagli ospedali e dagli ambulatori per intercettare chi non riesce o non può avvalersi del servizio sanitario. Andare in strada, per esempio, per parlare di prevenzione e favorire la diffusione dei test HIV fra le sex worker transgender. L’associazione ALA Milano lo fa, andando in aiuto delle lavoratrici del sesso: donne esposte a un rischio molto alto di infezione, che spesso non si sanno esprimere bene in italiano, sono senza documenti, hanno paura di essere stigmatizzate anche all’interno dell’ospedale, o a volte ignorano o sottovalutano il problema. Inoltre, è evidente quanto sia essenziale fornire risposte adeguate, risposte che spesso i servizi esistenti sul territorio non sanno dare perché il fenomeno è poco conosciuto e suscita pregiudizi, stereotipi e discriminazione anche da parte dei servizi stessi.

Il progetto è stato portato avanti in stretta collaborazione con la Divisione di malattie infettive dell’ospedale San Gerardo di Monza, così da garantire alle donne transgender un facile accesso ai servizi e una presa in carico globale delle pazienti al di là della possibile infezione da HIV.

All’inizio abbiamo lavorato per sensibilizzare il personale medico dell’ospedale San Gerardo, che non aveva esperienza delle problematiche legate alle persone transgender, in sinergia con lo staff sanitario della Divisione di malattie infettive”, afferma Vincenzo Cristiano, presidente di ALA Milano Onlus. “Ora siamo contenti di poter dire che questo ospedale è diventato un vero punto di riferimento per queste persone, che ormai sanno che lì possono trovare servizi e competenze ad hoc. Il nostro progetto dimostra che unendo le forze di soggetti anche molto diversi fra loro si possono ottenere risultati concreti: dall’unione di una realtà del terzo settore, di una struttura sanitaria e di una multinazionale farmaceutica è nata un’esperienza unica di tutela della salute”.

Un ruolo fondamentale è l’attività dell’Unità Mobile, il vero anello forte di tutto il progetto: è attraverso la sua azione che le sex worker transgender, imparano a conoscere l’associazione, a capire che la tutela della loro salute non solo è importante ma è anche possibile e quindi a fidarsi del progetto.

Il nostro successo è rappresentato dalla costruzione di una relazione di fiducia che facilita l’accesso ai servizi sanitari” afferma Antonia Monopoli, ex sex worker transgender ora diventata coordinatrice dell’associazione. “La soddisfazione più grande è quando le donne diffondono fra le amiche e le conoscenti le informazioni che hanno avuto da noi: il passaparola positivo è la chiave per cambiare le cose”.

La prima volta che sono andata in ospedale mi hanno accompagnata, ma poi ho continuato ad andare da sola e ho coinvolto anche le persone più vicine a me”, afferma Sofia, una delle beneficiarie del progetto. “I professionisti di ALA Milano ci guidano, ci trasmettono le informazioni più importanti, ma soprattutto ci insegnano a camminare con le nostre gambe. Si instaura un vero legame che ci porta a diventare più consapevoli. Noi siamo gli artigiani del sociale, cerchiamo la qualità piuttosto che la quantità” continua Vincenzo Cristiano. “Chi lavora con le persone sa confrontarsi con la complessità: imparando dai propri errori, ricalibrando gli obiettivi, evitando ipotesi precostituite”.

Il progetto, premiato al Community Award nel 2018, ha contato 45 uscite su strada, 534 contatti, somministrato 65 test salivari rapidi per l’HIV. Si è svolta inoltre una continua attività di divulgazione e informazione riguardo la terapia della Profilassi Pre-Esposizione (PrEP).

 

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