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Dall'idea alla realtà

“Il gioco che cura”: dove le paure si sconfiggono giocando

L’idea migliore per far tornare il sorriso ai bambini che si trovano a vivere il calvario di un ricovero in ospedale? Giocare. Questa è l’idea di ABE, Associazione Bambino Emopatico, concretizzatasi all’interno del Reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale dei Bambini, parte dell’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale Ospedali Civili di Brescia. “Il gioco che cura”, il nome del progetto di ABE, affianca psicologicamente i bambini di 5-10 anni nella gestione di stress, ansia e paure connessi alle procedure mediche e diagnostiche. In particolare all’esecuzione della risonanza magnetica: uno strumento importante ma che un bambino può solo vedere come un tunnel buio, stretto, dove stare immobili per tanto tempo. Uno strumento che fa paura e che impone, specie nei più piccoli, che l’esame debba essere generalmente condotto sotto sedazione profonda. Ed è qui che entra in gioco la Junior-MRI, una copia in piccole dimensioni dell’apparecchio. Prima di eseguire l’esame, i bambini sono invitati a trasformarsi in piccoli medici e a sottoporre una bambola all’esame attraverso la mini risonanza. Potranno poi vedere le scansioni in tempo reale sulla bambola, familiarizzando in questo modo con la strumentazione e imparando a capire che per avere foto nitide bisogna stare immobili, che la macchina non fa male, che i suoni sono fastidiosi ma inevitabili e che il tunnel è angusto ma non così spaventoso.

Il fatto di interpretare nel gioco il ruolo del medico”, spiega Simonetta Coppini, psicologa di ABE e responsabile del progetto, “consente ai bimbi di adottare un punto di vista esterno: parlando al bambolotto hanno modo, in un certo senso, di parlare a loro stessi così da tranquillizzarsi nel momento in cui si troveranno loro dentro al tunnel”. L’impatto sulla serenità dei piccoli pazienti e sulla riduzione delle sedazioni è stato evidente da subito a tutti gli operatori coinvolti: “Il progetto ha avuto grande successo, con meno sedazioni e maggiore tranquillità per i bambini e per i loro genitori. A oggi sono circa 50 i bambini che hanno potuto affrontare la malattia in modo più sereno grazie al mini macchinario”, prosegue Coppini. “Attraverso la Junior-MRI i bambini si sentono attivamente coinvolti”, aggiunge Fulvio Porta, Primario del Reparto di Oncoematologia Pediatrica, “e questo li tranquillizza evitando la sedazione”. La “mini risonanza” è però solo uno degli elementi del progetto: all’interno del reparto è stato allestito infatti un vero e proprio ambulatorio medico in miniatura, pensato per rendere l’esperienza del ricovero il meno traumatica possibile. Si chiama Medical Play Corner ed è dotato di tutto il materiale sanitario necessario per le procedure cliniche e diagnostiche, con lettino di degenza e pompa da infusione, compresa la Junior-MRI. Attraverso l’attività ludica, i pazienti più piccoli hanno modo di familiarizzare con luoghi e strumenti riducendo ansia e disagio derivanti dalla loro permanenza all’interno della struttura.

Il progetto, premiato al Community Award Program nel 2016, si è dimostrato fondamentale per la sanità pubblica, confermando ancora una volta come un’associazione di pazienti possa dare un importante supporto operativo ed economico a un reparto critico come quello dell’oncoematologia pediatrica. “L’associazione a oggi contribuisce sostenendo i costi di tre medici, un data manager, tre psicologi e un servizio di assistenza domiciliare. Un reparto costoso come il nostro non potrebbe fare a meno di una realtà di questo tipo”, conclude Coppini.

 

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